Cubicolo

di .

Elisa Emiliani

– Cubicolo! Si chiama cubicolo!

– Continua pure a trastullarti con queste cazzate semantiche. La realtà è che vivi in un loculo.

– Sarà anche un loculo, ma almeno è mio – rispose Diana con stizza. Era suo, lo possedeva quel loculo … cubicolo.
I monolocali più venduti nell’ultimo decennio. In fondo quando hai una consolle a realtà virtuale che te ne fai di un appartamento?

A dirla tutta ce l’aveva, un appartamento. Pagava 3 dollari al mese per mantenere uno spazio virtuale molto confortevole, con due camere da letto, cucina, salotto e bagno. Organizzava feste colossali, spendendo pochi centesimi per acquistare online qualche dose della nuova droga sintetica che stava spopolando sul network: la Seline_WBO-997. L’effetto era quello del J. D. d’importazione: leggera perdita di controllo muscolare, ebbrezza, disinibizione, frenesia sessuale.

A che le serviva un appartamento vero?
Da quando aveva scoperto le droghe telematiche, Diana aveva smesso di pensare che l’interazione autentica fosse un lusso a cui aspirare. Che i ricchi tenessero pure i loro ricevimenti in appartamenti reali e polverosi, che importava?

Si diceva che quando un utente web riusciva ad ottenere nella realtà quello che aveva in rete fosse appagato. A Diana questa teoria non convinceva. I laboriosi informatici dei secoli passati avevano speso tempo e fatica per creare la Vita2, allora perché loro avrebbero dovuto a tutti i costi tentare di tornare a una situazione di Vita1? Che senso aveva?

I precipitati materiali non l’attiravano affatto.
I bambini, per esempio. Che bisogno c’era di partorire con dolore un bambino vero quando sul web potevi averne una schiera gratis, sani e belli? E se ne veniva fuori uno che piangeva troppo potevi sempre regalarlo all’orfanotrofio V2 senza alcun rimorso di coscienza. Se invece fosse stato un bambino vero? Con che coraggio lo si sarebbe potuto abbandonare?

La realtà virtuale era migliore, senza dubbio più igienica.

Scarica CUBICOLO di Elisa Emiliani in formato pdf.

oppure

– Non capisco perché sei tanto fiera di aver comprato un loculo. Ti giuro che mi sforzo, ma non lo capisco.

– Non lo capisci perché i Rib come te rifiutano il progresso, dev’essere congenito.

– Ciò non toglie che tu passi la vita a programmare palinsesti Vita2, in un appartamento Vita2 senza nessun reale contatto umano. E non ti lamenti neanche, sei contenta!

– Sì Vera, mi accontento. E’ una virtù.

– È solo che non hai le palle di confessare a te stessa che è inumano, ecco cosa.
Ma perché doveva essere così insistente?

Era il momento dell’argomento Beta: – Ma senti, preferiresti essere un Beta? Eh? Loro hanno tutto lo spazio che vogliono, mi pare, ma non sono così felici.

– Almeno vivono in autentica tutto il tempo.

– E muoiono in autentica, molto presto.
Quando nemmeno i Beta funzionavano non restava nulla da fare. Quando Vera arrivava a sostenere che era meglio vivere in schiavitù e morire a 30 anni piuttosto che rifugiarsi in rete, Diana non sapeva cosa rispondere, se non: – Dovresti provare la Seline ai prezzi virtuali, invece di strafarti di cocaina nel mondo reale.

– A che pro? Tanto il cervello ne risente comunque.

– Come a che pro? Costa meno, lo sballo è migliore e te lo godi in una casa grande, con degli amici. Potresti anche venire a una delle mie feste, tanto per cambiare, magari riusciresti a divertirti un po’.

Il simulacro della sorellastra stava impettito di fronte a Diana. No, non sarebbe mai venuta alle sue feste, le considerava immorali.

– È inutile che mi guardi così, fai presto tu, a casa di tuo padre, a giudicare.

– Poteva essere anche casa tua ma hai fatto la tua scelta. Ora non me lo rinfacciare.

Diana sedeva sul divano di fronte all’enorme schermo al plasma, guardando il Tg-V1.7 dal salotto V2. Poteva quasi sembrare un paradosso.

L’annunciatrice biondo platino invitava con voce suadente ad acquistare una consolle Vita2 di quarta generazione e realizzare tutti i propri desideri.

Diana aveva dimenticato il momento in cui telegiornale e pubblicità erano diventati la stessa cosa. Ricordava che il processo era iniziato col gossip. Probabilmente i network si erano resi conto che la pubblicità era più gradita al pubblico e pagava di più.

Cambiò canale, sintonizzandosi su un Tg-V2, il .12, che dava le notizie specifiche della sua città virtuale. C’era stato un altro omicidio in via Martiri della Libertà, vicino a casa sua.

Se qualcuno l’avesse uccisa, decise Diana, avrebbe scelto un corpo maschile e si sarebbe chiamata Dino. Ingerì una dose di Seline e si rilassò contro il comodo schienale in pelle del divano da 1.270 dollari virtuali e si apprestò a riflettere, sperando di trovare un’argomentazione che sconfiggesse le idee retrograde di sua sorella Vera.
Ispirata dalla cronaca cittadina del giorno, decise di puntare sulla sicurezza. Era un fatto indiscutibile che da quando la V2 aveva preso piede il tasso di criminalità V1 fosse calato drasticamente. Perché? Semplice: tutte le attività illecite venivano svolte in V2, quindi non c’era più necessità di commetterli in V1. Certo, dal momento che in V2 si poteva avere solo un’identità alla volta e chi veniva pescato con le mani nel sacco veniva messo al gabbio, c’era la possibilità che chi si facesse prendere in V2 passasse poi ai crimini V1, ma c’era comunque una forte scrematura.

Secondo questo principio più pazzi omicidi stupratori criminali riuscivano a farla franca in V2, meno emigravano nella vita reale.

La domanda era: meglio essere stuprata in V1 o V2? Sicuramente in V2, senza ombra di dubbio.

– Ma quanto puoi essere idiota? – sbottò Vera, infastidita.

– Come sarebbe? – fede Diana stupita, rivolta al simulacro della sorella.

Vera non aveva un appartamento virtuale, perciò andava sempre a casa di Diana collegandosi a un V2-Point.

– Beh, sul fatto che ci siano meno omicidi ti do ragione. È vero. I crimini violenti sono calati molto.
– E allora? Stiamo dicendo la stessa cosa mi pare.
Vera si prese la testa tra le mani.

– Possibile che non ti accorgi? Non stiamo dicendo la stessa cosa. Tu ti fermi a un certo punto, senza andare avanti, Diana. Quand’è che sei diventata così?

– Così come?

– Così, priva di domande.

Diana corrugò la fronte. Lei si faceva un sacco di domande, solo che non si arrovellava più di tanto a trovare le risposte.

– Diciamo pure che non mi faccio domande, anche se è falso, Vera. Ma la cosa importante è che adesso io sono felice. Forse è per questo che non mi faccio troppi problemi. Potresti provare a vedere il bicchiere mezzo pieno, per una volta!

Il simulacro della sorella scattò in piedi con un movimento scomposto tipico di chi non è abituato alla leggerezza dei corpi V2: – Felice? Bicchiere mezzo pieno? Diana svegliati per favore! Non esistono bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti! Qui non esistono i maledetti bicchieri! Tu non ce l’hai nemmeno il dannato bicchiere, te ne rendi conto?

– Era un modo di dire – borbottò Diana, che iniziava a provare fastidio e voleva che Vera lasciasse il suo appartamento.

– Diana, ascoltami. Dici che in V1 ci sono meno omicidi, eccetera. Forse non frequenti abbastanza la vita reale …

– Vita1, la realtà è relativa.

– Oddio! Sei esasperante! Ascoltami per un attimo! Io vivo in … V1 molto più di te, e ti dico che sì, i crimini violenti sono calati, ma non ci sono nemmeno più dissidenti politici, non ci sono rivoluzioni … capisci cosa intendo? – chiese Vera guardandola di sottecchi.
– Certo che capisco. Evidentemente la gente non ha più bisogno di spararsi per risolvere i problemi. La gente è felice, e non ha più motivo di lottare, ecco cosa. Quand’è che ti convincerai che la V2 è un enorme progresso della civiltà?

– Mai, non mi convincerò mai.

Vera odiava fare quei discorsi in V2. Sapeva perfettamente che il governo controllava la realtà virtuale. Avevano iniziato con le e-mail e i social network, e quando la gente era impazzita di frenesia V2 non doveva essergli sembrato vero. Potevano ascoltare ogni discorso, osservare ogni gesto. Più la gente passava il tempo in V2 e più era controllata, potenzialmente. Ogni volta che andava a trovare sua sorella correva un rischio, ma si diceva che le probabilità che qualche funzionario governativo stesse monitorando l’appartamento di Diana proprio in quel momento erano poche.

Dovette ricredersi quando vide irrompere dalla porta d’ingresso due poliziotti che afferrarono saldamente il suo corpo virtuale e la trascinarono fuori, declamando: – La dichiaro in arresto secondo il decreto ministeriale 78.V2.9/2787 approvato in data 4 febbraio 2787. Il suo simulacro virtuale sarà sottoposto a processo con l’accusa di istigazione alla rivolta. Il suo corpo fisico verrà posto in stasi per tutta la durata del procedimento legale e se previsto dalla sentenza del giudice per tutto il periodo di carcere.

– Che cosa? Per il periodo di carcere? Non mi prenda in giro, so benissimo che i reati V2 non hanno ripercussioni in V1. L’agente sogghignò: – Certo signorina, a meno che non sia un crimine contro la V2 stessa. Non lo sapeva? Eppure l’hanno passato tante volte sul Tg-V2.1, non lo segue?
Vera si sentì gelare. No, certo che non lo seguiva.

Annunci