YoYo Man

di .

Panurge

Oggi l’ho guardato. Solo un occhiata di sfuggita.
Era appeso davanti alla porta dell’ascensore, la bestiaccia, a fare su e giù sul suo filo di piombo. Allora mi sono avvicinato e come mi ha visto … TOC, si è fatto di ghiaccio. Lo fa apposta a rimanere fermo lì. Come se desiderasse di venire osservato molto attentamente. Da me soltanto. Qualche tempo addietro gli avevo teso un agguato simile e anche allora restò sospeso in quella posizione, salvo poi sparire nel nulla non appena dal fondo del ballatoio si sentì lo scricchiolio di una porta che si apriva.
È un ragno davvero singolare. E molto avveduto: mentre i suoi simili sono mingherlini, lui è sempre più grasso, mattino dopo mattino.  Eppure,  appartengono tutti alla medesima specie, abitano lo stesso spazio, hanno l’identico istinto di sopravvivenza. Ma gli altri sembrano non crescere.  L’ultima volta in cui mi sono fermato ad osservarlo, ho avuto la netta sensazione che volesse comunicarmi qualcosa. Non a parole: con la sua presenza, la sua fisicità. Come se sul suo corpo io avessi dovuto trovarci un messaggio a me destinato. Da allora quando lo scorgo sul pianerottolo, preferisco non guardarlo. Ci provo almeno. Come oggi. Un’occhiata di sfuggita e stop. Perché la sua sconfinata grassezza comincia a ossessionarmi. I suoi mutamenti sono così repentini e tangibili che mi disorientano, mi fanno dubitare del mio tempo. Dove sono in me le sue trasformazioni ? Mi chiedo. Perché più lo vedo grasso, più vedo le mie giornate trascorrere follemente uguali.  Perché più cresce, più cresce il vuoto della mia esistenza. Mi domando quanto ancora potrà ingrassare prima di scoppiare.

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